Soggiorni nel verde e relax per gruppi di almeno tre persone.
Agriturismo Duca Di Pietratagliata
A 5 km da S. Angelo Muxaro, caratteristico paesino identificato con la mitica Kamikos, reggia del leggendario re dei Sicani Kokalos, immerso in uno spazio sconfinato, rimboschito con pini e cipressi, tra i colori e i profumi di erbe aromatiche e ginestre, sorge un antico casale interamente ristrutturato secondo i moderni criteri abitativi e perfettamente integrato nell’ambiente circostante. Per il ripristino della struttura è stata utilizzata, oltre al legno e al cotto siciliano, la pietra locale, il luccicante gesso cristallino, che ne riveste il maestoso prospetto, conferendole un tocco di eleganza rustica e ricordandone l’origine nobiliare. Il casale infatti era di proprietà di una famiglia palermitana di antico lignaggio, i Duchi di Pietratagliata, che lo utilizzavano come residenza estiva.
Oggi la struttura, dotata di tutti i comfort, contiene 5 luminose stanze arredate in stile (per un totale di 15 posti letto) con riscaldamenti, climatizzatore e TV, un’ampia sala pranzo con TV, computer e postazione internet, attrezzatura per disabili. Una grande terrazza che si protende sulle colline circostanti diventa inoltre, sia in estate che in inverno, sede privilegiata di relax.
Il luogo, un’altura affacciata sulla valle del fiume Platani proprio di fronte Kamikos, risulta particolarmente suggestivo. L’aria pura, la natura incontaminata, il silenzio, il fiabesco paesaggio di monti e vallate regalano sensazioni uniche, riportando quasi indietro nel tempo, al semplice e tranquillo mondo bucolico. Il clima e la vegetazione riconducono inoltre alle caratteristiche proprie dell’ambiente siciliano.
Una particolare atmosfera caratterizza la località la sera: il paesino di S. Angelo, arroccato sulla collina, visto da lì assume magicamente le sembianze di un presepe con le sue casette fitte e le sue lucine sotto il folto manto di stelle.
Chi si fermerà a risiedere qui, o anche soltanto a mangiare, avrà inoltre modo di gustare la cucina tipica con i suoi piatti ricchi e succulenti e poi, a piacimento, fare una lunga passeggiata per la campagna alla riscoperta delle erbe medicinali e delle piante rare per proseguire ancora a piedi per le trazzere fino alle famose grotte e al paese.
Per le famiglie con bambini al seguito la struttura offre inoltre un’ampia area attrezzata con giochi per momenti di tutto relax per i genitori e di puro divertimento per i più piccoli.
Cosa visitare
La località è collocata in posizione strategica tra Agrigento e la sua splendida Valle dei Templi (a ca. 25 km di distanza) e la valle del fiume Platani (detta valle dei Sikani), ricca di memorie archeologiche.
Le necropoli
Sulle pareti gessose di S. Angelo si aprono le tombe a tholos d’ispirazione micenea tra le quali la monumentale Grotta del Principe (detta anche Grotta S. Angelo dal nome del santo protettore che vi avrebbe dimorato) nella quale sono stati rinvenuti notevoli corredi funebri. Oltre alla necropoli del monte di S. Angelo è da visitare quella del vicino Monte Castello dalle centinaia di tombe sia a tholos che a forno dette “grotticelle” dalla caratteristica configurazione ad alveare. Da quest’area provengono importanti reperti tra i quali il famoso anello aureo con la vacca che allatta il vitellino ora conservato al museo regionale di Siracusa. Questo prezioso ritrovamento (del 1927), insieme alla coppa aurea decorata a sbalzo con sei torelli a circolo (oggi al British Museum di Londra) e al pesante anello d’oro raffigurante un lupo (ritrovata dal noto archeologo P. Orsi nei primi anni ’30) testimoniano la potenza del popolo dei Sicani che qui, sulle sponde del fiume Platani, un tempo navigabile, costruirono la loro fortuna.
Monte Castello
D’obbligo è la visita al Monte Castello dove sono ancora visibili i ruderi di un forte o castello medioevale e le tracce di una ininterrotta frequentazione umana dalla media età del rame fino al tardo medioevo. Fermarsi qui significa attraversare la ricchissima storia del sito con la sua stratificazione di testimonianze, da quelle lontane e leggendarie dei Sicani a quelle aragonesi, significa dominare dall’alto un paesaggio straordinario, che si protende fino all’Etna e al mare. Un viaggio nel tempo e nella natura, nella splendida e tormentata storia di questo lembo dell’isola.
Il paese
Il paese di S. Angelo Muxaro offre rilevanti opere monumentali. All’ingresso del paese colpisce il poderoso muro in pietrame e calce, frammento della cinta muraria costruita tra il 1500 e il 1600. Superata Porta di Spagna, luogo nel quale si trovava l’antica porta d’accesso, si raggiunge uno slargo con un caratteristico abbeveratoio e quindi la chiesetta dell’Addolorata. Alla sinistra si sale sulla Piazza di Piano Croce, vero e proprio belvedere sulla vallata del Platani, con splendida vista su Caltabellotta, S. Biagio Platani, Monte Castello, Monte Cammarata, Eraclea Minoa. Di fronte, la via Libertà conduce alla piazza del paese, Piazza Umberto I, di forma rettangolare, nella quale confluiscono le più importanti strade del centro. Le architetture che vi si affacciano, come quelle del centro storico, sono state per la gran parte ricostruite dopo gli anni sessanta; poche sono le strutture antiche, in malta e pietra di gesso con copertura dei tradizionali coppi aggettanti.
Di particolare rilevanza, a pochi passi dalla piazza, la Chiesa dell’Itria (XVII-XVIII sec. ), comunemente chiamata del Carmelo, con bel prospetto in pietra locale, inserto di portale in pietra intagliata e sovrastante fregio dinastico. Nell’interno, semplice, di impianto longitudinale a navata unica e con copertura a volta, diverse opere di pregio tra cui la statua lignea di Nostra Signora dell’Itria (XV sec. ), l’imponente gruppo ligneo di Maria SS. Del Carmelo, un tabernacolo ligneo dipinto e dorato. Caratteristico inoltre il campanile a torre quadrata che ha all’interno un’ingegnosa scala a chiocciola in pietra di sessantadue gradini.
Attraverso la Via Duomo si giunge alla Piazza Matrice, intitolata a Giovanni Guarino Amella, più volte deputato del Parlamento italiano agli inizi del ‘900 e fautore dell’autonomia siciliana. Ad un angolo, in antica pietra, la casa in cui è nato e vissuto.
La Chiesa Matrice, dedicata a S. Angelo Martire, ha il prospetto principale in pietra e l’interno a tre navate in stile neoclassico. Anche qui pregevoli opere: un crocifisso ligneo di ca. un metro (XIV-XV sec. ), una stratua del Salvatore di fattura rinascimentale, un Cristo di legno dipinto, dodici oli su tela della fine del 1700 attribuiti al pittore canicattinese Francesco Guadagnino; la statua di S. Angelo Martire del XVII sec. in cartapesta dipinta.
Geologia e natura
Per gli appassionati di speleologia il territorio di S. Angelo Muxaro offre evidenze di particolare interesse. Costituito da terreni sedimentari d’origine mio-pliocenica, vede la predominanza di gessi, argille gessose e marne argillose. Le rocce evaporitiche, gessose e saline, a causa della loro solubilità, hanno prodotto particolari forme superficiali e sotterranee. I fenomeni carsici sono molto diffusi e si traducono in una innumerevole quantità di grotte - inghiottitoio due delle quali sono tra le più importanti cavità carsiche siciliane.
La Grotta Ciauli è riserva naturale e si apre alle falde meridionali della collina di S. Angelo. Si tratta di un complesso sistema ipogeo assorbente. La parte percorribile è costituita da grandi saloni di crollo, da stretti meandri, da un torrente sotterraneo. Di particolare fascino, la grotta è nota anche per la comparsa del volto di Padre Pio al suo interno nel 1996.
La Grotta dell’Acqua si trova nella zona mediana del Vallone del Ponte, corso d’acqua che scorre a sud e ad ovest dell’abitato dove le acque precipiti hanno scavato la profonda gola a pareti verticali. La grotta è una successione di cavità e di rami sotterranei attivi e fossili e di tratti all’aperto con ponti naturali. La sua gola è immersa in una vegetazione lussureggiante di particolare interesse.
L’intero territorio di S. Angelo appare rilevante sotto il profilo naturalistico offrendo esempi di macchia mediterranea con olivastro, carrubo, lentisco, fico selvatico, timo, asparago, euforbia nonché una varietà di piante grasse e felci.
Il mito e la storia del paese
Il mito di Dedalo, Minosse e Cocalo
Gli appassionati di storia e di archeologia non possono non visitare il sito di S. Angelo Muxaro, identificata ormai univocamente con la reggia di Kokalos, re sotto il quale il popolo indigeno dei Sicani raggiunse la massima floridezza, anche grazie ad apporti egei. I rapporti, di carattere commerciale, ma anche e soprattutto culturale, con il mondo miceneo, nonché l’arrivo di veri e propri gruppi transmarini, sono testimoniati dalle necropoli e adombrati nel famoso mito di Minosse, sovrano di Creta, Dedalo, mitico artista, e Cocalo, re dei Sicani.
Oltre ad Erodoto d’Alicarnasso è Diodoro d’Agira a fornirci una versione particolareggiata della leggenda. Egli riferisce che Minosse aveva il costume di sacrificare ogni anno a Poseidone il più bello dei tori nati. Ma quando nacque un toro di eccezionale bellezza, Minosse ne sacrificò un altro di qualità inferiore. Ciò suscitò l’ira del dio che, per vendicarsi, fece invaghire del toro la moglie di Minosse, Pasifae. E’ a questo punto che entra in campo Dedalo, un artefice di straordinaria capacità che si era rifugiato a Creta da Atene per sfuggire ad una condanna per omicidio. Egli infatti costruì una vacca di legno entro cui nascose Pasifae, rendendo così possibile l’insano accoppiamento.
Da questa unione nacque il Minotauro, un essere mezzo uomo e mezzo toro, e lo stesso Dedalo costruì un labirinto dove rinchiuderlo. Ma poiché Minosse, adirato, lo minacciava per aver costruito la vacca, Dedalo partì alla volta della Sicilia. Dopo aver perduto durante il viaggio il figlio Icaro, approdò nella regione di Cocalo, che, conoscendone la fama di inventore, lo accolse come un grande amico. Proprio Dedalo costruì, nel luogo chiamato Camico, una città su una rupe inaccessibile: con un artificio ne fece la salita angusta e tortuosa, da potersi difendere con tre o quattro uomini e Cocalo stabilì in quel sito la sua reggia.
Minosse, informato della fuga di Dedalo in Sicilia, lo raggiunse reclamandolo presso Cocalo. Questi ricevette ospitalmente il re cretese ma, mentre era al bagno, trattenendolo nell’acqua calda, lo uccise, restituendone poi il corpo ai Cretesi. Essi lo seppellirono splendidamente in un duplice sepolcro e, poichè i Sicani incendiarono le loro navi, decisero di stabilirsi in Sicilia; alcuni abitarono la città che dal loro re prese il nome di Minoa, altri fondarono la città di Engio.
La storia
Dopo la fase preistorica, caratterizzata da notevoli rapporti con il mondo miceneo, in età storica Camico entrò nella sfera di controllo akragantina. A dire di Polieno (II sec. d. C. ) sarebbe stato per primo il tiranno Falaride (VI sec. a. C. ) ad imporre il proprio dominio su Camico, seguito da Terone, anche se alcune fonti ed evidenze archeologiche attestano una relativa indipendenza del popolo indigeno. Durante la I guerra punica Camico, avendo parteggiato per Cartagine, fu assediata e presa a tradimento dei romani nel 258 a. C.
Quello romano fu un periodo di miseria e desolazione per Camico come attesta il geografo Strabone (I sec. a. C. ). Tracce di ville e insediamenti romani si trovano nelle località Muxarello, Portella e Giardino.
Alcune tombe ad arcosolio delle contrade Portella e Mizzaro riconducono al successivo periodo tardo-romano/bizantino quando le grotte delle necropoli vennero utilizzate come abitazioni o luoghi di culto.
La storia del sito è documentata fino alla fine del 1400. Dopo i Romani, i Bizantini, gli Arabi, i Normanni, gli Svevi, gli Angioini, gli Aragonesi vi lasciarono il loro segno. In particolare agli Arabi si deve il cambiamento del nome da Kamicos a Musarì ‘ ah (rocca).
Tra la fine del 1400 e gli inizi del 1500 l’area ci appare dalle testimonianze come una “terra distrutta”. Essa rivedrà la luce, nel 1500, grazie a un nucleo di greco-albanesi.
S. Biagio Platani
A pochi chilometri da S. Angelo si trova il paesino di S. Biagio Platani che, nel periodo pasquale, diviene teatro di una delle manifestazioni più spettacolari della Sicilia. Il paese si popola infatti di maestosi archi, realizzati con una gran quantità di materiale naturale: canne, salice, asparago, alloro, rosmarino, cereali, datteri e pane. Gli archi di Pasqua, legati al culto della Madonna e del Cristo, sono una tradizione risalente al Settecento.
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